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9 Nov

Quella stanza d’ospedale vuota e la morte di mio padre

la morte di mio padre

“Coloro che ci hanno lasciati non sono degli assenti, sono solo degli invisibili, tengono loro occhi pieni di gloria puntati nei nostri pieni di lacrime.”
Sant’Agostino

Ho creato un legame con l’eternità grazie al ricordo che conservo di mio padre. Qualche giorno fa avrebbe festeggiato il suo compleanno e mi sarebbe piaciuto tanto averlo vicino, essere con lui. Scrivere oggi è un modo per avvicinarmi a lui che non c’è più, perché anche se lui vive in me, io ho perso mio padre anni fa.


So che può sentirmi, per questo in occasione del suo compleanno, che sarebbe stato giorni fa,  vorrei dirgli alcune cose.

Papà,
devi sapere che non riesco ad abituarmi alla tua scomparsa. Penso spesso a quando giocavamo insieme, tu, io e mio fratello. Mi risuonano in mente le nostre risate, la nostra felicità.
Sei andato via da noi troppo presto e all’improvviso e noi non eravamo pronti a tutto questo dolore. Eri in ospedale per degli accertamenti e i dottori ci avevano assicurato che avevi risposto bene e non c’era nulla di cui preoccuparsi.
Dovevamo solo venire a prenderti e portarti a casa. Eravamo felici e stavamo già pensando al tuo ritorno in famiglia, tra la mamma e gli amici.

Non sapevamo che da quella stanza tu non saresti più uscito. Bruscamente e da un tuo compagno abbiamo saputo che eri mancato.

È in quel momento che ho sentito che la mia vita non aveva più alcun senso. Dalla preparazione di una festa, dai sorrisi e le lacrime di gioia per il tuo ritorno, mi sono ritrovata nel baratro.
Sono caduta a terra più volte, mi sono infilata dentro un tunnel di sofferenza che non auguro a nessuno.

Perché proprio a te, papà? Perché ci hai lasciato senza poterci dire nemmeno ciao?

Per sei mesi sono rimasta in un limbo di dolore. Mi mancava tutto di te.
Ora che sono passati tanti anni, ancora stento a essere lucida, ancora ho le lacrime agli occhi e i coltelli nel cuore quando parlo o scrivo di te.
Perché in quel momento, in quel maledetto giorno ho perso mio padre, il padre migliore che potessi avere.

La mancanza di un padre, specialmente uno come te, fa molto male ad ogni età.
Sono passati tanti anni ma è una ferita aperta che non si cicatrizzerà mai, perché quel giorno ho perso un padre, ho perso te così speciale. La nascita di Francesca mi ha aiutato molto: ha dato un nuovo colore alla mia vita triste e il dolore nel tempo si è mescolato alla felicità di averla con me.

Lei ti adora, sai? Non ti ha mai conosciuto ma è come se ti conoscesse perché parlo sempre di te. Sono i miei racconti che le hanno permesso di viverti.

La tua morte è ricordarti per tutte le tue qualità e i tuoi difetti, per quella presenza elegante e discreta, mai invadente ma sempre rilevante per la nostra famiglia. Non posso, non riesco ad abituarmi alla tua scomparsa. Mi mancano i tuoi complimenti, le tue domande, la tua bontà. Sei la persona più buona che abbia mai conosciuto. Ricordarti oggi è non dimenticare i tuoi insegnamenti: l’essere brave persone e altruiste, imparare a fare sempre meglio, a comportarci bene e a perdonare.

Passato e presente si mescolano insieme e oggi in questo giorno dedicato ai ricordi penso a quando ti ho visto per l’ultima volta in quell’ospedale. Ero passata per farti visita. Mi hai baciato la mano, mi hai guardato direttamente negli occhi con i tuoi pieni di lacrime. Mi sono sempre chiesta il perché di quegli occhi bagnati. Che cosa avevi in mente in quel momento? Perché piangevi? Sapevi forse che era l’ultima volta che mi avresti visto?

Sappi papà che ti penso sempre con il cuore spezzato, pieno di tristezze e di speranza. Ho la speranza che il mio legame con te sarà all’infinito bello, tenero, speciale.

Da lassù in cielo proteggici sempre, me e la tua nipotina; proteggici come hai fatto quando eri qui sulla terra, con discrezione e in silenzio.

Non mi sono ancora abituata al tuo arrivederci con quel bacio sulla mano e i tuoi occhi pieni di lacrime. Non mi abituerò mai. Posso solo parlarti ogni giorno, raccontarti di me e renderti parti dei miei giorni.

Perché mi manchi, papà. Ora e sempre.

 

 

 

Eugenia Mares

Mi chiamo Eugenia e in questo blog voglio raccontarti tutte le storie che hanno reso speciale la mia vita.

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