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24 Mar

Vivere a Milano ai tempi del Coronavirus

vivere a Milano ai tempi del coronavirus

Come si vive a Milano ai tempi del Coronavirus? Non si vive, semplicemente questo. Le scuole, le università, i bar e i luoghi pubblici in generale, i cinema, i teatri e i musei, le mostre: è tutto chiuso, è tutto un vuoto. Vuote anche le vie commerciali, dove pochi mesi fa ti ritrovarti a perderti tra sconosciuti.  C’è tanta gente che ha voglia di scappare, specialmente da quando i numeri dei contagiati sono aumentati e aumentano di continuo. La nostra quotidianità è scombussolata. Gli eventi di moda a cui dovevamo partecipare sono stati cancellati o rimandati e mia figlia, al primo anno di università, si ritrova in casa a non capire bene di questa nuova vita che ci aspetta.

Nella settimana della moda che aspettavo da tanto sono mancati molti operatori. Solo poche settimane fa, la situazione non era ancora così grave o almeno noi non sapevamo, non avevamo capito. Avevo desiderato e aspettato tanto questo evento, lottato per avere degli inviti e solo dopo averli ottenuti, solo dopo aver capito che il mio piccolo sogno si stava realizzando, la vita mi ha ricordato che i piani possono essere sempre stravolti.
Solo qualche settimana fa le vie della moda come via Montenapoleone e Via della Spiga si sono trasformate in una sfilata di mascherine; oggi la situazione è ancora più pessima e preoccupante.
La mia amata Milano mi sembra un film horror. Tutta la movida, la folla, i turisti, sembra tutto ibernato aspettando qualcosa, non si sa che cosa, probabilmente un miracolo. Anche le chiese sono chiuse. Sentiamo ogni tanto le campane. E con loro il tempo che passa lentamente, così lentamente come se si fosse fermato. Viviamo un brutto sogno. Accendiamo la TV e capiamo che purtroppo non è un sogno, e solo brutto e difficile.

Vivere ogni giorno d’incertezza e caos

Qui a Milano ai tempi del coronavirus viviamo lentamente e in modo incerto. Non sappiamo che cosa sarà domani, perdiamo spesso il contatto con la realtà e dimentichiamo in quale giorno della settimana siamo.
Milano, la città sempre in movimento, oggi si è fermata. Si lavora da casa in smart working e chi esce lo fa solo per necessità. Con una figlia adolescente per la quale darei la mia vita, ho vissuto e vivo questa situazione molto male. All’inizio non voleva dare peso necessario alla vicenda, colpa anche di comunicazioni sbagliate che ci avevano parlato del coronavirus come di un’influenza, un po’ più forte sì ma comunque non così pericolosa per giovani e piccoli. Ora che non vediamo altro che contagiati, decessi, numeri che aumentano, posti della terapia intensiva quasi assenti; oggi che sentiamo le parole del Presidente Conte o di virologi ed esperti, abbiamo capito tutti – giovani e meno giovani – che siamo nelle mani della comunità e in questo istante tanto dipende da noi. È un momento in cui gli adolescenti cresceranno con nuove consapevolezze e noi diventeremo più saggi.
Sia noi che i nostri figli viviamo male questa situazione, a prescindere dall’età o dalla zona di Milano in cui viviamo. Mia figlia è molto preoccupata per il suo futuro, è nervosa e disorientata.

Come posso vivere con serenità quando vedo tutto ciò? Sono una mamma. Soffro per lei e cerco di darle coraggio dicendo che durerà ancora poco. Cerco di trasmetterle un po’ di ottimismo, anche se per me è difficile ma non voglio che capisca quello che ho dentro.
Tutti noi vogliamo che finisca presto, vogliamo riprenderci le nostre vite dal momento in cui le abbiamo lasciate ferme, per ricominciare con uno spirito tutto nuovo. Qualche mese fa non sapevamo apprezzare quello che avevamo quotidianamente ma adesso vogliamo che ritorni tutto come prima.

Risvegliare il nostro senso civico

È un momento buio in cui dobbiamo svegliare il nostro senso civico, il nostro altruismo, la nostra coscienza, il nostro rispetto per noi e per gli altri. Sono preoccupata ma cerco di essere anche un po’ ottimista. Mi fido di noi tutti, gli italiani dal nord al sud.
E non smetterò mai, anche se non sarà mai abbastanza, di ringraziare tutti i medici, gli scienziati, il personale sanitario, i volontari, la protezione civile, tutte le forze dell’ordine e le autorità per quello che stanno facendo per noi.
Ringrazio di cuore tutti quelli che giorno e notte dedicano la loro vita alle nostre vite. A tutti quelli che lottano per noi per ridarci la speranza e il sorriso, per rifarci avere le nostre vite, che sono rimaste appese in un punto chissà dove.

Nel frattempo, mentre aspettiamo che passi, possiamo solo stringerci per sentirci più vicini. Voi come vivete questo terribile periodo? Se avete voglia di parlare, di sfogarvi, io sono qui. Aspetto che finisca questo buio, così come voi.

Eugenia Mares

Mi chiamo Eugenia e in questo blog voglio raccontarti tutte le storie che hanno reso speciale la mia vita.

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